Solleviamo il velo di Maya: la Bellezza della Cina oltre gli stereotipi e i falsi miti

Il popolo cinese è forse l’etnia sulla quale si concentra il maggior numero di stereotipi, pregiudizi e false credenze. Sarà per gli occhi a mandorla o per l’aspetto unico delle loro città, dai tradizionali tetti a falde spioventi, impreziositi con draghi e leoni, ai grattacieli oggi tra i più alti al mondo. Sarà perché mangiano con le bacchette o perché festeggiano il capodanno seguendo un calendario diverso, fatto sta che il nostro sguardo nei confronti del mondo orientale è spesso interrogativo e circospetto. Del resto, l’incontro con una cultura diversa, molto diversa dalla nostra, genera inevitabilmente degli interrogativi, uno stato di incertezza misto a fascino e curiosità. E questo non è dato solamente dalla lontananza, geografica, culturale e linguistica, ma soprattutto dalla non conoscenza dell’altro, del suo mondo.

Cibo in Cina

Come scrisse Howard Phillips Lovecraft,

“La più antica e potente emozione umana è la paura,
la paura più antica e potente è la paura dell’ignoto”.

Solo la conoscenza è in grado di sollevare il velo di Maya, di sfatare i falsi miti e sgretolare le superstizioni. Proprio per questo adesso vi svelerò i falsi miti più comuni che aleggiano sulla Cina e vi restituirò la versione veritiera, perché un pregiudizio non è sempre qualcosa di totalmente falso, ma qualcosa che racchiude un fondo di verità, anzi, parte da una verità, su cui però si tende a ricamare, spesso per sentito dire, e quindi in questo passaggio di word of mouth si crea l’irreparabile: si ingigantiscono le notizie e se ne sommano ancora altre, questa volta non veritiere, che non fanno altro che spingere ancora di più sul fondo la verità.

Ad esempio, non è affatto vero il luogo comune secondo cui i cinesi sarebbero chiusi e freddi. La presenza della grandiosa muraglia e il mitico esercito di terracotta non sono certo sinonimo di barriere e ostracismo, anzi, tutt’altro. Il popolo cinese è apertissimo nei confronti delle altre culture, specie i più giovani, che sono totalmente rapiti dal nostro mood occidentale, tanto da averne assorbito mode, stili e lifestyle, religione compresa. Sono tantissimi infatti i cinesi che seguono il credo cattolico. Non si tratta di imitazione, come spesso si pensa, ma è il risultato di un rapidissimo processo di sviluppo, di modernizzazione e anche di globalizzazione, che vede la Cina diventare oggi una delle potenze economiche mondiali più importanti.

Tutto questo senza rinunciare però alle proprie usanze e tradizioni, che hanno radici antichissime e sono tutt’ora vive e rispettate. Come l’antica usanza di bere acqua calda. Si esatto, acqua portata a ebollizione. Anticamente questa era una prassi obbligatoria, vitale da un punto di vista sanitario, poiché l’acqua potabile scarseggiava e si rendeva necessario pertanto sterilizzare l’acqua prima di berla. Oggi fortunatamente le condizioni igienico sanitarie sono nettamente migliorate, tuttavia è rimasta viva nell’uso questa pratica, una gestualità quotidiana ormai assorbita, che però suscita ancora, spesso, degli interrogativi in noi occidentali, non solo perché non siamo abituati, ma anche per delle remore sulle condizioni igieniche, che ripeto sono state ormai risolte. Vi ricordo che, nonostante seguano un calendario diverso, il 5 febbraio sarà il 2019 anche in Cina.

Altro grande stereotipo: i cinesi sono tutti uguali! Certo a prima vista potrebbe sembrare davvero così, data la persistenza dei tratti somatici tipicamente asiatici quali occhi a mandorla, capelli neri e piccola statura. Ma forse non sapete che in Cina esistono 56 diversi gruppi etnici, quindi 56 prototipi e milioni di profili. Si possono trovare quindi cinesi più bassi o più alti (basti pensare che uno degli uomini più alti al mondo è un cinese), si possono trovare visi più ovali, altri più spigolosi, carnagioni di diverse nuances, dal latteo al candido porcellana all’olivastro più intenso, insomma ognuno ha una propria identità, esattamente come noi occidentali. Anche noi abbiamo dei nostri tratti distintivi, come carnagione chiara, media statura e così via, quindi anche loro potrebbero avere la stessa percezione nei nostri riguardi, eppure basta osservare con un occhio più attento e le unicità saltano subito fuori. C’è sempre differenza tra il vedere e il guardare. Al giorno d’oggi poi questi stereotipi non hanno neanche ragion d’essere, poiché viviamo in un mondo cosmopolita, globalizzato e multietnico, in cui il melting pot fa da padrone. Basta camminare lungo le strade trafficate delle nostre capitali, così come in quelle cinesi delle città maggiormente sviluppate, quindi Shanghai, Beijing, Hong Kong e Shenzhen, per imbattersi nei volti più diversi, bianchi e neri, magri e grassi, ciascuno con la propria identità, la propria lingua e la propria cultura. Ed è proprio questo il bello, la ricchezza della diversità e dell’unicità, lo scambio reciproco e la conoscenza reciproca, per abbattere finalmente barriere e pregiudizi. Dobbiamo abituarci all’idea di un mondo a colori, che è il mondo di oggi, il mondo del futuro. La Cina è il futuro. Troppo spesso l’idea del passato tende a sovrastare quella attuale, forse perché il passaggio è stato velocissimo, improvviso in certi casi, di certo molto meno graduale rispetto all’evoluzione storica e culturale che ha interessato l’Europa.

Villaggi contadini si sono trasformati in pochi anni in metropoli ultratecnologiche, industrializzate e con uno skyline da fare invidia a Manhattan. Le donne non subiscono più la tortura delle fasce ai piedi, per trasformarli in “loto d’oro”, e non esiste più disparità tra uomini e donne, che ricoprono anche dei ruoli importanti all’interno della società. Insomma, è un paese che ha fatto, nel giro di pochissimo tempo, davvero dei passi da gigante, ci ha affiancato nella sua corsa evolutiva e per certi versi perfino superato, con dei risultati stupefacenti.

Chi dovesse andare in Cina con in mente l’ideale disneyano di Mulan si ritroverà certamente sorpreso.

Ah dimenticavo un ultimo stereotipo: i cinesi non sanno guidare, il che mi ricorda un po' lo stereotipo di genere che riguarda donne e motori, ma questa è un’altra storia. Lo stile di guida è chiaramente sempre soggettivo. Questo pregiudizio nasce dal fatto che in Cina hanno semplicemente un codice della strada diverso e soprattutto delle strade molto grandi e caotiche. Non è poi tanto dissimile da Londra o dall’Australia, dove si tiene rigorosamente la sinistra, tutto sta a farci l’abitudine. Come si dice “paese che vai, usanze che trovi”, usanze che, come abbiamo visto, non sono poi così astruse e aliene. Ricordiamo poi che le civiltà più antiche sono anche quelle più ricche di valori e ideali, in cui domina il rispetto per l’altro, gli animali, la natura, valori spesso dimenticati, ma che riescono ancora a mettere in armonia l’universo.

Anthea Claps

Anthea Claps

Laureata in Filologia classica presso l'Università Federico II di Napoli, ha una grande passione per l'arte, la musica e i viaggi. Animata da insaziabile curiosità, sostiene l'importanza della cultura e del "never stop training".

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